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Premettiamo che questo percorso, ovviamente già noto agli amici di Lama e Fara,
si è rivelato ben più duro del previsto; sono occorse più di 7 ore di cammino per portarlo a termine,
per cui lo sconsigliamo a persone poco allenate e, per motivi che illustreremo, è assolutamente da effettuare
con bel tempo ed assenza totale di nebbia.
Si parte da località S. Antonio di Lama (742 m.) per il ben noto sentiero che porta al rifugio Fonte Tarì.
A quota 1103 m. il sentiero attraversa una forcella per poi scendere di pochi metri. Sulla forcella si lascia
il sentiero e si sale ripidamente sulla destra (sentiero assente); ben presto si scorge uno stazzo sotto la roccia
a destra e più in alto una grande grotta (altro stazzo). Raggiunta la grotta (1286 m.) si passa sulla sinistra in una
forcella tra le rocce e poi a destra per portarsi sul dosso che sovrasta la grotta stessa.
A questo punto si scopre un’ampia e bellissima vallata con bastioni di roccia sulla destra.
Risalendola si passa nei pressi di una grotta (stazzo),1537 m., dove è stata affissa una lapide
in memoria di un certo Sig. Carlo Croce deceduto andando a caccia da quelle parti nel 1954. Si sale
liberamente in quanto manca una qualunque traccia di sentiero. A quota 1610 m. si sale sul bastione
roccioso che delimita la valle a Nord e per tracce evidenti, superato il crinale, ci si ricongiunge col
sentiero che di lì a poco porta a Fonte San Martino (1720 m.).
Dalla fonte si prosegue in direzione nord seguendo tracce di sentiero che ben presto scompaiono;
si è aiutati da paletti segnavia (H4) che ogni tanto appaiono dal nulla e ci indicano quale direzione seguire.
Il sentiero è per lunghi tratti totalmente assente e le caviglie soffrono per la costante pendenza laterale.
Aiutati dai paletti che, come per incanto, appaiono sui prati e nei pressi dei bastioni di roccia che bisogna
superare, si procede senza mai perdere di quota. Penando un po’ per la totale assenza di sentiero e segnali
si supera un grande anfiteatro sede di un antico ghiacciaio (si vede l’accumulo di detriti morenici alla base)
da cui si giunge in cresta e ci si affaccia sul magnifico vallone di Fara (1683 m.). Si scende a monte Tarì.
(1467 m.)
Pochi metri prima di giungere alla “cima”, dove avviene il cambio di pendenza che la fa individuare come tale,
guardando con attenzione a sinistra si vede l’ingresso di un sentiero tra gli alberi. Vi sono delle macchie di vernice rossa.
Il sentiero è stato recentemente ripercorso e segnato dagli amici di Fara.
Bisogna fare attenzione a non perdersi in quanto, pur essendoci molti segnali,
questi sono spesso nascosti dalla vegetazione, ed il tracciato non è molto evidente.
Vi sono tratti ripidi e tratti in diagonale tra le foglie con forte pendenza; il rischio di scivolare,
specie con la pioggia è alto!
Ad un certo punto scompaiono i segni di vernice rossa ed appaiono sugli alberi vecchi segni a
bandiera rosso-bianco-rosso, che sono quelli da seguire, finché ricompaiono ancora i nuovi segni
qualche centinaio di metri dopo. Ma ormai siamo alla Bocca dei Valloni.(1055 m.)
Dopo aver bevuto alla fontanina si riscende a Fara dove avremo lasciato un’auto (490 m.).
Il percorso è molto bello, estremamente panoramico, ma da valutare con attenzione.
Non c’è problema di dislivelli, ma camminare per ore su terreno impervio, senza sentiero,
e con forte pendenza laterale (sempre la stessa) può creare problemi alle caviglie ed alle ginocchia.
Si possono avere seri problemi di orientamento con la nebbia lungo i prati, e con il buio per scendere a
Bocca dei Valloni.
In caso di ora tarda conviene scendere da monte Tarì per il normale sentiero che porta
al rifugio del Pastore o alla frazione Corpi Santi.
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