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Non sfidiamo le vette per conquistarle, non proviamo il gusto di osare là dove non esistono certezze;
non ci alleniamo a reggere il corpo con un dito o a restare attaccati ad una parete rocciosa per
due giorni e due notti sotto la bufera.
Certo, anche noi sentiamo il fascino irrazionale della vetta. Ma non inseguiamo, solitari, performance da record;
non ci lasciamo prendere dalla fretta. Insieme con pazienza, incontriamo la montagna: i suoi tempi, le sue
soste, i suoi silenzi, il suo senso di solitaria grandezza.
Completamente immersi nella natura. E non importa se non
si arriva in cima.
Del resto era questo il sentimento con cui, nel 1893, Quintino Sella aveva fondato il Club Alpino
Italiano.
Da oltre 50 anni ne esiste una sezione anche a Lanciano. Grazie a quel
gruppo di storici amanti della montagna che, negli anni '50, si
riunivano nella villa dell'avvocato D'Ovidio: c'erano il giudice
Polidoro, l'avvocato Amoroso, Lucio De Santis, Rocco De Felice,
Angioletto Acciavatti. E Rocco Carabba, nipote dell'editore, diventato
quasi una leggenda tra gli escursionisti: lui che portava sempre due
zaini, uno alla volta, tornando di volta in volta indietro a prendere
l'altro.
E non dormiva mai nei rifugi, ma provava le tende, quelle che gli affidava la
famosa ditta Moretti, nei luoghi più esposti.
Erano i tempi in cui la montagna era piena di pastori, e con loro
nasceva un'amicizia speciale: don Maturino Salerno, che era medico, li curava gratuitamente. E quando due diversi
gruppi di escursionisti si incontravano erano subito abbracci e strette di mano.
Ora i pastori non ci sono quasi più, e tra comitive di
escursionisti a malapena ci si scambia qualche informazione. Tutta
colpa delle strade che hanno portato le macchine fino alla base della
montagna. Dopo gli anni '50 le attività del CAI di Lanciano
furono interrotte e i soci dirottati nelle sedi di Atessa,
Guardiagrele, Chieti. Fino al 1985, quando il club fu ricostituito, con
un centinaio di soci.
Siamo molti di più adesso, circa 190,
giovani e meno giovani: persone che sono arrivate alla montagna per
passione e per il piacere di trovarsi insieme, senza distinzione di
ceto, perchè in montagna i titoli nobiliari e accademici non
contano. Il più anziano, che è stato presidente,
professor Osvaldo Di Mele, supera l'ottantina; mentre il più
giovane, figlio di due soci, ha solo pochi mesi.
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