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... Quando gli occhi di Frodo furono a loro volta scoperti, egli levò lo sguardo e rimase senza fiato.
Si trovavano in una radura. Alla loro sinistra una grossa montagnola era ricoperta di un manto d'erba verde
come la Primavera dei Tempi Remoti; in cima in una doppia corona, crescevano due cerchi di alberi:
quelli all'esterno avevano una corteccia candida come neve, ed erano prive di foglie, ma splendidi
nella loro armoniosa nudità; quelli interni si ergevano in tutta la loro altezza, ancora vestiti di pallido oro.
Al centro giganteggiava un albero, fra gli alti rami del qual splendeva un bianco flet. L'erba ai piedi dei
tronchi e sui verdi fianchi della collina era cosparsa di piccoli fiori d'oro a forma di stella. Fra questi, altri fiori
ondeggiavano su esili steli, bianchi o d'un verde pallidissimo: scintillavano come nebbioline sull'intenso colore dell'erba.
Il cielo in alto era blu, e il sole del pomeriggio ardeva sulla collina proiettando lunghe ombre verdi sotto gli alberi.
...
Mentre gli altri si sdraiavano sull'erba fragrante, Frodo rimase in piedi perso in ammirazione. Gli sembrava di essere volato
giù da un'altra finestra aperta su un mondo svanito. La luce in cui era immerso non aveva nome nella sua lingua. Tutto ciò che vedeva
era armonioso, ma i contorni parevano al tempo stesso precisi, come se concepiti e disegnati al momento in cui gli venivano scoperti
gli occhi, e antichi, come se fossero esistiti da sempre. Non vedeva colori ignoti al suo sguardo, ma qui l'oro e il bianco,
il blu e il verde erano freschi e acuti, e gli pareva di percepirli per la prima volta e di creare per essi nomi nuovi
e meravigliosi. Nessun cuore avrebbe mai potuto qui d'inverno rimpiangere l'estate o la primavera...
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