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... La perfetta quiete di quella valletta amena viene interrotta da un improvviso fruscio
di corpi che si muovono tra le fronde. Chi può passeggiare in quei luoghi così inaccessibili
e lontani da ogni abitato? A Zaira vengono in mente tutte le leggende sui boschi in cui si
aggirano assassini senza volto. Si nasconde dietro un masso trattenendo il respiro. Ma i passi
sono tanti e dopo qualche secondo si rende conto con gioia che non sono passi umani. Fra i cespugli
dei cornioli e del ginepro intravede tante paia di zampe sottili e poi le code brevi che sembrano mozzate
con le forbici e quindi i dorsi biondi e le teste dalle corna lunghe curve in punta, due strisce nere
che tagliano per lungo il muso gentile, gli occhi mobili e attenti, le orecchie a punta. Una
famiglia di camosci le passa accanto senza vederla. Il vento soffia verso la parte opposta
e l'odore umano non arriva alle loro narici sensibili.
Zaira sorride fra se della paura che ha avuto. E quando i camosci si sono allontanati, riprende il
cammino in discesa verso le pendici del monte Amaro, passando in mezzo ai grandi tronchi contorti dei
faggi centenari, affondando nel folto strato di foglie morte, frantumando con le scarpe spezzoni di
rami caduti.
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